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Monday, August 22, 2005

From Sandro Pascucci:The new way to make (easy) money

Ho presentato domanda alla Banca di Inghilterra per ottenere una licenza che mi autorizzi a stampare denaro.



QUESTA è la grande occasione della mia vita. Ho intenzione di acquistare i laboratori di stampaggio della Banca di Inghilterra nella frondosa Debden, in Essex. Sarà una licenza a stampare denaro.



Come pagherò per questo? Soldi alla mano, in banconote, naturalmente. Dovrei metterne in circolazione in po’ di più. Dopo aver combattuto per secoli al fine di stabilire questo lucrativo monopolio, la Banca potrebbe essere pronta a condividerlo, perché è troppo buono per non dividerlo con altri.



Abbiamo mantenuto i costi bassi, dice Mike Thompson, che gestisce i laboratori, ma quello di cui non siamo stati capaci è stato aumentare il volume.



Le stampanti a Debden possono produrre più banconote di quante il loro unico cliente necessita, e a Mr. Thompson non è permesso sfruttare appieno il loro potenziale entrando sul mercato e concorrendo con gli altri stampatori di denaro.



Quindi la Banca si chiede se le stampanti dovrebbero essere privatizzate. Così loro potrebbero continuare a stampare banconote per la Banca, sotto contratto, ma sarebbero liberi di accettare nuovi ordini da nuovi clienti, mettendo in circolazione programmi, volantini, buoni e così via. Nessuna di queste cose sarebbe così vantaggiosa come stampare le banconote.



Nascosti al sicuro nei conti pubblicati dalla Banca, i risultati del dipartimento di emissione del denaro raccontano la storia della più proficua industria nazionale della Gran Bretagna.



Questi conti mostrano un reddito di 1.635 milioni di sterline e costi pari a 51 milioni di sterline, il costo di stampare le banconote, metterle in circolazione, prendersene cura, pagarle e bruciarle. (Le fornaci bruciano i fabbricati). Guadagno netto: 1.584 milioni di sterline.



Se questa attività commerciale fosse valutata alla pari di De La Rue, la stampante utilizzata per produrre il denaro, avrebbe un valore pari a 12 bilioni di sterline, ma spero di ottenerla per meno.

[Parte 1di2]



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I'm applying to the bank of England for a licence to print money

Spectator, The, Feb 16, 2002 by Fildes, Christopher



I'm applying to the Bank of England for a licence to print money



THIS is the opportunity of a lifetime. I am going to buy the Bank of England's printing works at leafy Debden, in Essex. It will be a licence to print money.



How am I going to pay for it? Cash down, in banknotes, of course. I shall run some more off. Having struggled for centuries to establish this lucrative monopoly, the Bank may be ready to part with it, for it is too good not to share.



We have kept the costs down, says Mike Thompson, who runs the works, but what we have not been able to do is increase volume.



The presses at Debden can produce more notes than their only customer needs, and Mr Thompson is not allowed to fill them up by competing for work in the open market against other printers.



So the Bank is wondering whether the presses should be privatised. Then they could go on printing notes for the Bank, under contract, but would be free to get new orders from new customers - running off prospectuses, freesheets, soap coupons and so on.



None of these would be anything like so well worth printing as banknotes. Tucked away in the Bank's published accounts, the results of the Issue Department tell the story of Britain's most profitable nationalised industry.



They show an income of £1,635 million and expenses of £51 million - the cost of printing the notes, issuing them, looking after them, paying them and burning them. (The furnaces heat the premises.) Net proceeds: £1,584 million.



If this business was valued on a par with De La Rue, the banknote printer, it would be worth £12 billion, but I hope to get it for less.

[Part 1of2]
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